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martedì 20 giugno 2017

Mente sottile -




Si dice spesso che esiste una mente sottile.
C'è una mente grossolana e una mente sottile.
Sono entrambe frutto della mente, sono strutture di pensieri.
Nel caso della mente grossolana, si tratta dei pensieri che percepiamo nel fare, nel pensare normalmente alle cose di ogni giorno, alle cose da fare. E' la mente che organizza, che cerca soluzioni e che crea problemi. E' la mente che sta in primo piano e che forma i pensieri che danno le risposte alle esigenze della comunicazione, è la mente che molti pensano sia la vera mente, quella che ci permette di essere esseri umani pensanti.
La mente grossolana è la stessa che esprime i sentimenti, quelli più piacevoli e quelli più spiacevoli. Crea la gelosia e le guerre, e crea le poesie e i romanzi.
La mente grossolana è quella che crea il mondo in cui viviamo, comprese le sue atrocità e le sue bontà. E' la mente che divide. La mente alla quale si rivolgono i politici, la pubblicità, le leggi, le imposizioni, la lettura, la Scienza, la filosofia. E' la mente che tutto apprende e che tutto crea, la menta attiva.
Ma è definita grossolana perché ogni cosa che pensa è legata strettamente al mondo duale.
Vive sempre in un movimento tra il più e il meno, tra il bianco e il nero, tra il bene e il male, attraversando i vari stadi intermedi in maniera piuttosto veloce. Non gli piacciono gli stati intermedi perché ha bisogno di definizioni immediate. Così è portata a estremizzare facilmente, nel senso di o così o cosà. Le vie di mezzo non gli sono congeniali, ma le accetta in base all'educazione ricevuta.
La mente sottile sembra mentale, pensiero, ma non emerge facilmente. La mente sottile ha necessità di silenzio, di calma, di profondità, di coscienza attiva.
Nella mente sottile, i pensieri sono pochi, spesso non ve ne sono. La mente sottile osserva in silenzio lo stato della coscienza. In qualche modo, cerca di estrarre dalla coscienza quei pensieri che non possono rivelarsi nella mente grossolana perché troppo rumorosa.
La mente sottile non crea i pensieri, li riceve dalla coscienza. La coscienza però non pensa, non forma pensieri, emette messaggi. I messaggi della coscienza sono spesso archetipici, cioè si presentano come immagini, sensazioni o suoni, che la mente sottile deve tradurre in qualcosa di comprensibile per la mente stessa.
Questa trasmissione, spesso non è compresa dalla mente, perché la coscienza e la mente non parlano lo stesso linguaggio, per questo si dice che sia necessario essere rilassati, sereni e concentrati quando si è in sé stessi. L'ascolto attento di questi messaggi della coscienza, ci permette di comprendere ciò che siamo interiormente. Ci permette di osservare ciò che c'è dentro di noi, al di là di quanto pensiamo dovrebbe esserci. Ascoltare i pensieri sottili ci permette di osservare il nostro mondo interiore da un punto di vista molto vasto e senza influenze.
La meditazione, la concentrazione serena, o quella chiamata meditazione trascendentale, porta la mente sottile e la coscienza a trovare un punto di incontro.

Rivela ciò che siamo.  

giovedì 15 giugno 2017

Serve per diventare servi -



Siamo esseri che non vogliono essere liberi.
Non è una frase fatta, ma un'osservazione.
Osservando il mondo, quanto accade in esso, viene spontaneo trarre conclusioni che non sono per niente rassicuranti.
In questa epoca, si osserva come la finanza abbia preso quasi del tutto il potere temporale del mondo. La finanza nasce da una regola fondamentale basata sulla falsità.
Credo che questo oramai, lo sanno in molti.
Il danaro non è una componente della natura in cui viviamo, è una creazione di alcuni umani che ne hanno strutturato la funzione e ne detengono la gestione.
Non correte a condannarmi per cospirazionismo.
E' l'evidenza dei fatti a dimostrarlo.
Il danaro è un mezzo abile per gestire il potere economico del mondo.
Serve per diventare servi.
Per altro, potrebbe essere anche un mezzo abile per gestire il mondo in maniera funzionale, ma non accade, non permetteranno che accada. Un danaro libero dal controllo dei potenti diventerebbe soltanto una moneta di scambio per facilitarci la vita, ma non è stato creato per questo scopo, è stato creato per dominare.
Per chi ha avuto l'opportunità di leggere libri o di informarsi in qualche modo, sa bene che il danaro è la base su cui si fondano i poteri forti, i governi, le lobby, e che questi hanno un tale potere da poter distruggere un'intera Nazione utilizzando soltanto il danaro.
La Grecia è n esempio che abbiamo sotto casa, ma a causa del potere del danaro, fanno in modo che non possiamo prenderne coscienza, fanno in modo che rimanga come qualcosa che non ci appartiene e quindi non ci interessa.
Il potere agisce senza coscienza, e senza coscienza sono coloro che lo gestiscono. Non lo sto dicendo per indicare che non sanno quello che fanno, lo sanno benissimo quello che fanno, ma a queste persone, manca proprio la coscienza nel proprio essere, sono esseri senza coscienza.
Hanno Spirito e mente, ma non hanno coscienza. Mancano di una componente che altri hanno.
Se avete una coscienza aperta, potete individuare le persone senza coscienza, sono molti, sono molti di più di coloro che hanno coscienza. Sono la maggioranza planetaria, per questo gli riesce così facile condizionare e costringerli sotto il loro dominio. Chi è senza coscienza, spesso dimostra una subalternità molto marcata. Ama le gerarchie, obbedisce agli ordini anche quando non dovrebbe, e lo fa perché non ha coscienza della sofferenza che crea. Ne ha solo una visione, senza poter collegare ad essa la sofferenza che provoca.
Sono in molti senza anima, ma le poche anime che ci sono, possono fare molto più di quanto fanno loro. Per farlo è necessario aprire la propria coscienza, completamente e vedere come è il mondo realmente.

Potete farcela.

giovedì 18 maggio 2017

Pensandoli arretrati -



Il senso di aiuto, oggi, è diverso da quello di un tempo. Probabilmente, con le informazioni che oggi abbiamo, siamo quasi certi di saperne parecchio di più su noi stessi. Questo ci porta però, a pensare che quelli di ieri non sapessero nulla o quasi. Non è proprio così. Ogni tempo ha le cose che riesce a ottenere nel suo tempo, e questo è quanto si riesce ad attuare in quel tempo. Se pensiamo che oggi abbiamo montagne di medicine che in altri tempi non c'erano ci rendiamo conto che oggi non siamo poi tanto migliori, ma che abbiamo ancora più bisogno di tantissime cose per sentirci al sicuro.
Creiamo medicine nuove quasi ogni giorno, in modo che possiamo attingere a ogni cosa che ci possa servire per non ammalarci o per guarire.
E allora, ieri, come facevano?
Penso che ieri, la malattia e la morte non fossero proprio un pensiero fisso della gente, ma che il pensiero dominante fosse il lavoro.
Tutti pensavano che fosse necessario lavorare ogni giorno per tirare avanti. Non si aveva tempo di pensare alle malattie, alle medicine, al benessere inteso come lo si intende oggi. Le cose più importanti erano altre, erano appunto, la sopravvivenza. Così siamo portati a pensare che si vivesse in condizioni pessime, costretti a lavorare per vivere, a lavorare proprio per il cibo, per il sostentamento necessario, per la propria famiglia.
Eppure, sappiamo che la vita era vita, che la famiglia era importante, che la vita sociale era molto più vissuta di oggi. I rapporti sociali non erano solo un momento di unione, ma erano anche un modo per mantenersi in contatto, per prendere accordi sulle cose da fare, erano i momenti in cui ci si metteva d'accordo per aiutarsi a vicenda nelle faccende dell'agricoltura. Il sociale non era una scelta di amicizie, ma una scelta di necessità. Questo portava anche s smorzare liti, invidie, problemi di ogni tipo perché ognuno aveva bisogno dell'altro.
Un modo di vivere diverso, un modo di vivere adatto a quei tempi.
Oggi la vita è diversa. Ma non credo sia il caso di fare paragoni col passato. E' diversa.
Che sia migliore o peggiore non ha importanza, l'importante è osservare se oggi sappiamo vivere una vita davvero migliore come immaginiamo confrontandola con passato, oppure se stiamo sprecando ancor più di loro le nostre occasioni per crescere, per alimentare la nostra coscienza.
Se pensiamo di essere più coscienti dei nostri precedenti, allora, quelle persone, hanno saputo creare qualcosa di buono, perché noi siamo i loro figli, i loro discendenti, e non ci siamo creati da soli, ci siamo creati in base a quanto loro hanno saputo darci, a quanto hanno saputo trasmetterci, a quanto hanno saputo toccarci dentro.
Noi li ricambiamo pensandoli arretrati.


venerdì 14 aprile 2017

La via non deve dipendere -



Si viaggia in dimensioni di pensiero che costruiscono immagini. Stiamo apprendendo continuamente nuovi concetti e nuove forme pensiero per riuscire a penetrare nell'intimo dell'anima, della coscienza. Coloro che si dedicano a osservare senza osservatore, vanno in dimensioni che non si lasciano spiegare ne descrivere.
Ora, se questo è quanto accade, quando ci troviamo in queste dimensioni, possiamo soltanto viverle, non abbiamo alcuna possibilità di trasmetterle a noi stessi o ad altri in quanto non sono descrivibili.
Il più delle volte si ricorre al sistema della negazione per descriverne almeno qualche piccola parte, non è questo, non è quello, non è né questo né quello. Ma anche con questo metodo, non riusciamo a farci capire.
Lo stato interiore di silenzio, lo stato di vastità e di immaterialità, lo si definisce in molti modi, ma nessuno di questi modi riesce a descriverlo fino a trasmetterlo ad altri.  Ci troviamo in una condizione dove solo quando ci entri, riesci a comprenderlo, ma soltanto a livello di coscienza propria, senza possibilità di dargli una descrizione attraverso il pensiero e la parola.
Il tentativo di descriverlo per trasmetterlo, fa parte di quella innata tentazione di fare del bene dando il meglio di sé. E' una costante di chi si dedica alla ricerca interiore: dare.
Andando a guardare i grandi della storia della spiritualità, troviamo tantissimi personaggi, veri o falsi che siano, che cercano di trasmettere questo stato, e tutti, sembra che leghino questa esperienza al dare agli altri quanto hanno acquisito.
Ma è davvero cosi? Davvero i grandi, come il Buddha, il Cristo, il Bruno, il Krisna, e tanti altri hanno inserito in questa trasmissione la necessità di dare?
Forse si , forse no.
Se davvero hanno realizzato questo stato, sanno già in partenza che non possono darlo agli altri.
Però hanno cercato di dare indicazioni che potessero avvicinare il cercatore a questa esperienza. E questo è quanto hanno fatto di buono, quanto hanno potuto fare di buono.
Il problema si presenta quando, noi, tentando di fare quanto ci hanno detto, ci aggreghiamo in un gruppo, in una religione.
A quel punto, secondo me, siamo fregati.
Un gruppo, una religione, ha necessità di organizzazione, di strutture, di regole.
Inseriti in questo contesto, gli insegnamenti diventano materia di studio, non più di ricerca.
Ci saranno maestri, conduttori, organizzatori, persone importanti che indicheranno costantemente cosa fare e cosa non fare.
Entrati in questa struttura, possiamo studiare i testi, conoscere i punti di vista dei maestri, ma nessuno di loro ci potrà dare quanto stiamo cercando. Ci possono dare soltanto informazioni. Fino a che il ricevere informazioni diventa un'abitudine, un bisogno, una necessità.
A questo punto, possiamo stare certi che stiamo chiudendo tutte le porte all'esperienza reale.
Diventiamo discepoli-dipendenti.
La via non deve dipendere.

venerdì 10 marzo 2017

Compatimento -



Ci consideriamo esseri di pace. Ognuno di noi ama la pace, nessuno , o  quasi, ama la guerra. Da tempo immemore cerchiamo sempre di creare un luogo di pace per noi e per le nostre famiglie. Scriviamo libri, parliamo di pace, cerchiamo di evitare attriti, costruiamo argomenti di pace in ogni occasione.
Eppure il mondo è sempre in guerra. Ora in un luogo, ora in un altro, siamo sempre in guerra.
Il rispetto per la vita è un testo scritto da molti e rispettato da pochi.
Ci rendiamo conto che la pace è una necessità, ma siamo così condizionati da non riuscire a vedere nessuna via d’uscita. Ci rivolgiamo ai potenti per evitare le guerre senza pensare che sono proprio quelli che definiamo tali a creare le guerre. Il condizionamento a cui siamo sottoposti da migliaia di anni non ci permette di intravvedere soluzioni. Speriamo soltanto che nelle nostre strade, nelle nostre città non arrivi mai la guerra. Ci innalziamo e ci pensiamo civili, perché noi non facciamo stragi, perché noi non facciamo guerre, ma all’occorrenza, saremo in guerra, perché qualcuno ci attaccherà e ci troveremo a difenderci senza pietà verso i nostri nemici.
E  allora, mi chiedo, è possibile una rivoluzione, un cambiamento, senza la guerra?
Se noi siamo sotto l’influsso di condizionamenti, anche i nostri nemici lo sono. Entrambi abbiamo accumulato montagne di credenze per le quali siamo noi i migliori. Non ci sono vie di mezzo. Gli altri sono selvaggi, assassini, prepotenti che vogliono dominarci. Per questo siamo costretti a difenderci. Ma non ci rendiamo conto che le cose sono sempre state impostate in questo modo. La mente, la mente dei potenti, di quelli che possono decidere se fare o non fare una guerra, è così condizionata che non hanno alcuna visione di qualcosa di diverso. Come possiamo amare la pace se mettiamo a governarci persone così condizionate?
Il trucco è sempre lo stesso, da sempre: la ricompensa.
Ogni guerra ha come ricompensa qualcosa che adesso non abbiamo, qualcosa che ci appare importante, come ad esempio, la libertà.
La Libertà è sempre legata a qualcosa. Libertà di pensiero, libertà di lavorare, libertà di avere una famiglia, libertà di .... e così via.
Questa libertà e un condizionamento imposto. Imposto da un premio, da un riconoscimento, da una immensa gratificazione fatta di orgoglio. E allora, non c’è soluzione, perché conquistare qualcosa con questi obbiettivi, significa che prima o poi, ci sarà qualcun altro che dovrà farci guerra, perché i suoi desideri saranno diversi. La diversità di razza, di ideologia, di religione, è sempre lo sfondo di ogni guerra.
Una delle ultime osservazioni che mi capita di percepire è quella del compatimento. Compatiamo i nostri avversari. Un senso misto di pietà e di compassione che ci fa vedere le loro azioni come qualcosa di impossibile da cambiare. Questa visione è volutamente distribuita nelle nostre menti, in modo che la nostra mente non trovi modo di esprimersi pienamente. Ancora una volta, il senso di religione ci impone di non essere violenti, di stare tranquilli, infondo sono da compatire, non sanno quello che fanno.
Così continuiamo ad accettare che a governare siano sempre gli stessi poteri.
Tutto questo accade da millenni e continuerà ancora per millenni, con guerre, stragi, terrore.
Finché non prendiamo davvero la decisione di cambiare, cambiare noi stessi, cambiare le nostre credenze, o meglio, eliminarle, non cambierà niente.  Continueremo ad accettare ogni guerra.
Quando in ognuno di noi comincerà a risvegliarsi la coscienza che la vita terrena è solo un istante dell’infinito, finché non smetteremo di avere paura di ogni cosa, non ci sarà cambiamento.

Alcuni dicono che una guerra servirebbe per farci aprire gli occhi. E’ una delle più cieche affermazioni che si possano fare, perché lo si dice dimenticandosi delle guerre già fatte. La sofferenza delle guerre passate, non ha insegnato niente a nessuno. Quindi, le guerre, il dolore, la sofferenza non fanno cessare le guerre. La sofferenza ricerca se stessa, e si rimane in essa senza trovare mai una via d’uscita. Non è il dolore che insegna, ma la serenità. 
L’accettazione di essere esseri coscienti. E di prenderne atto.

martedì 14 febbraio 2017

Scrivere -



Scrivere. Scrivere è creare. Molti hanno questa esigenza. Non è un obbligo, non è qualcosa che viene imposto, è piuttosto qualcosa che si ha bisogno di fare. Penso che sia la stessa cosa per chiunque ne senta il bisogno, perché di un bisogno si tratta, di dare qualcosa di se stessi. Non ha importanza se quanto si scrive o si dipinge sia ben accolto o trascurato dagli altri. Nel momento in cui si agisce, conta soltanto l’agire. Poi, se piace, se il messaggio passa per uno e per molti, diventa irrilevante.
Non è un caso che la maggior parte degli scrittori e degli artisti in genere, vivono nelle sofferenze economiche.
Eppure, sanno cosa la gente vorrebbe, sanno cosa piace alla gente e, volendo, potrebbero fare ciò che piace ai molti, guadagnandosi così una vita economica decente. Ma molti artisti non lo fanno. Preferiscono fare ciò che sentono, ciò che emerge e non ha importanza se si raggiungerà la fama o se si diventerà ricchi.
Spesso mi chiedo cosa sia che ci spinge a fare queste cose. Mi chiedo a chi può servire, a cosa possa servire, perché quando libero la mente creo queste cose, ma non ho risposta certa. Lo faccio perché è questo che devo fare, è questo che sento dentro, senza alcuna spiegazione.
Quando scrivo, ogni cosa è del mondo, non è qualcosa di mio, è qualcosa che prendo da qualche parte nel mondo, nel  mio mondo, nel  vostro mondo, nell’infinito. Creare non è un atto, non è qualcosa da fare, è qualcosa da raccogliere, qualcosa che c’è già, e io non faccio altro che liberare la mia mente e raccogliere ciò che è maturo.
Quando qualcuno mi dice che non sa fare niente di artistico, rimango stupito, perché sono convinto che tutti hanno questa finestra aperta dentro di se. Sono convinto che ognuno di noi abbia la visione di qualcosa e il sentimento per esprimerla. Queste persone non hanno mai tentato di fare ciò che avrebbero voluto, e se lo hanno fatto, lo hanno fatto male. Quando si fa qualcosa di particolare, specialmente all’inizio, si cerca una risposta in qualcuno tra i nostri amici o parenti, e spesso questi, ci stroncano, non per cattiveria, ma perché non capiscono il messaggio. Tanti anni fa, quando ho cominciato a scrivere, lo facevo su un’agenda. Spesso erano poesie, a volte dissertazioni su qualche argomento, e quando li facevo leggere a qualche amico, ne ricevevo ironiche risatine, come a dire, ‘ma cosa vuoi fare se non hai fatto nemmeno le scuole!’
Questo mi imbarazzava, ma non mi ha mai tolto il desiderio di continuare.
Non ho dedicato la vita alla scrittura, ma sicuramente ho letto per tutta la vita. Ho studiato in proprio, ho scoperto mondi, persone, arti, artisti e ho badato molto alla mia crescita interiore pur non avendone i titoli ufficiali.  Ho viaggiato attraverso mondi meditativi, ho scoperto cose, in me, che non ho modo di esprimere, e ho conosciuto Saggi che mi hanno aiutato ad aprirmi a me stesso.  E non c’è una fine a questo.
Ecco, forse il modo migliore per descrivere un artista, in qualsiasi settore, è proprio questo: la coscienza che non c’è mai una fine, ma solo cambiamenti. L’artista lo sa. Per questo non ha problemi se vende o non vende un suo prodotto, perché non è un prodotto, è il raccolto della propria esistenza.
Chi vuole averla deve dare qualcosa in cambio, e questo è necessario non per il denaro, ma perché se non si da niente, rimane un debito aperto. Un debito che può essere materiale, se chi lo contrae ritiene di averci guadaganto, o un debito spirituale, se chi lo contrae ritiene di potersi migliorare. E i debiti devono essere pagati in qualche modo, perché nella nostra dimensione è imposto dalla legge del karma.

L’importante è avere equilibrio. Non chiedere mai più del dovuto e non offrire mai più del possibile, perché a volte, alcune cose, non sono pronte per essere divulgate. 

venerdì 18 novembre 2016

Menti di guerra







Siamo sempre in cerca di un mondo migliore, ma non sappiamo mai dove trovarlo.
Continuiamo a giocare a questo mortale gioco che ci porta continuamente a mantenere un atteggiamento di guardia nei confronti degli altri. Viviamo in un'epoca di paura psicologica e fisica. La stessa paura che avevano i nostri nonni, quando c'era la guerra.
Ma la guerra c'è sempre stata, siamo sempre in guerra.
Ci sono solo periodi in cui alcune zone del pianeta è immune alle bombe, ma siamo sempre in guerra.
La guerra la facciamo contro chiunque, non è necessario avere un nemico di un'altra nazione.
Basta che un vicino di casa  compia un'azione che ci disturba, e siamo in guerra.
Certo, direte, ma mica ci mettiamo a sparare. Beh, a volte si, basta dare un'occhiata alla cronaca e troveremo centinaia di casi.
Ma siamo in guerra anche in famiglia, tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra parenti.
Abbiamo sempre un sottofondo di guerra, di 'nemici' da combattere.
A volte ci scontriamo per cose così banali che se le vedessimo negli altri penseremmo subito  a quanto siano stupidi, ma se accadono a noi, diventano così importanti che non vediamo altra soluzione che combattere. E combattere, spesso, significa sconfiggere il nemico in maniera umiliante. Portarlo, chiunque sia, alla sconfitta psicologica, prima che fisica. Farlo sentire un 'verme'.
E quella è la vittoria, la soddisfazione, l'esaltazione del nostro ego più becero.
Non riusciamo a vivere senza un nemico.
Condanniamo la guerra, ci apriamo alla compassione quando guardiamo le stragi di una guerra condotta con armi micidiali, sentiamo male al cuore quando guardiamo immagini strazianti di bambini martoriati.
Eppure siamo pronti a fare altrettanto ogni volta che ci sentiamo in pericolo.
Non sappiamo accettare la pace, perché la pace non si ottiene con un trattato. La pace si ottiene soltanto incontrandola in se stessi, al di là di ogni ideologia, di ogni religione, di ogni nazionalismo.
Fermarsi a pensare, però, è troppo difficile, troppo complicato, troppa fatica far funzionare la mente e la coscienza, ed ancora più complicato è andare oltre la stessa mente e la stessa coscienza.
Più facile armarsi e combattere.
Ciò che non ci piace, deve essere distrutto.
E l'uomo non ricorda di vivere in questa condiziona mentale da migliaia di anni.

giovedì 25 agosto 2016

Qualcosa che non va -



Da qualche tempo ho trascurato questo blog.
Forse coinvolto in faccende più importanti, forse solo perché la sensazione di dare va a scontrarsi con un mondo che non vuole rievere.
Eppure, mi piace sempre dedicare un po' di tempo a chi scrive su internet, trovando spesso dei post attraenti e con un significato pieno di emotività che vuole esprimersi.
Trovando spesso, dico, ma è necessario dedicare del tempo, perché prima di trovare post così interessanti, ne devo leggere altri, che non mi danno il benché minimo sospiro di passionalità.
Come se scrivere diventa un  obbligo, un dovere, un qualcosa che bisogna fare per cambiare la testa alla gente.
Ma è davvero necessario cambiare testa alla gente?
Oggi, in questi giorni, con una zona dell'Italia colpita dal terremoto, vedo che la testa della gente sta subito dalla parte di chi sta soffrendo.
Ognuno, con le proprie possibilità e capacità, offre un pensiero di aiuto a queste persone.
Chi può, cerca il modo di mandare anche qualche soldo. E ancora, chi può, parte, e va sul posto per dare una mano.
Le testa della gente c'è.
Quando c'è sofferenza, la gente scopre la propria testa sulle spalle. E si offre per come può.
Quello che manca è forse la coscienza di questa presenza costante.
Siamo sempre con la testa sulle spalle.
E' probabile che qualcuno ci carichi di pesi che non meritamo di portare. Qualcuno che preferirebbe che la nostra testa, rimanesse sotto la sabbia. Qualcuno che ha bisogno di noi senza testa.
E per toglierci la sensazione di averne una, ci caricano di pesi che ci schiacciano.
Viviamo in una società che per la maggior parte, è sana, vitale, piena di energia, eppure riescono ad appesantirci fino a non rendercene conto.
Ci soffocano e ci oscurano la luce degli occhi e le scintille della mente con argomenti e pubblicità, con si o no, con promesse e scommesse, con neri o bianchi, con buoni o cattivi, con nord e sud, con destra e sinistra.
Ci svuotano il cuore.
Molti ci vogliono così. Senza testa e senza cuore. Macchine o schiavi obbedienti a entità senza vita. Burocrazia. Leggi, regolamenti, codici, postille, commi. O minacce, galera, multe, imposte, equitalia.
Non dobbiamo pensare di avere un peso sulle spalle, non devono lasciarcene il tempo, altrimenti, potremmo pure iniziare a pensare che c'è qualcosa che non va.
Ma qualcuno dice che va tutto bene, e che quello che non va bene, andrà meglio tra poco.
Ma anche che se a qualcuno non va bene, è solo perché è sfigato.
Ma si. Vedrai. Sarà un mondo luminoso per tutti.
Intanto, aspetta, non alzare la testa, vedrai, arriverà il tuo momento.
Aspetta. Aspetta. Aspetta.

venerdì 21 agosto 2015

Condizionamento perfetto - Conditioning perfect

http://www.bubblews.com/posts/conditioning-perfect


Certo, direte che ci sono persone che hanno realizzato stati di coscienza superiori, e lo dimostrano con i loro discorsi e con i loro comportamenti, ma sono davvero realizzati interiormente? Oppure hanno raggiunto uno stato di condizionamento perfetto, e quindi si sentono perfetti?
La loro perfezione, in qualsiasi caso, non può essere trasmessa ad altri.
Così, un santo, un guru realizzato, un grande Maestro, non può fare nulla per gli altri. E questo lo possiamo osservare andando a leggere le loro biografie. Hanno lasciato grandi discorsi, grandi parole, tecniche di meditazioni sempre più complesse, ma tutti quelli che hanno deciso di seguirli, non hanno raggiunto alcuna illuminazione. Forse un po’ di serenità, una calma interiore obbligata da tecniche insistenti per una vita, ma niente di altro. Al massimo sono diventati copia del loro guru.
Così credo che se una persona decida di eseguire degli esercizi per anni ed anni, appare normale che abbia qualche risultato che può apparire magico, e che si possano fare cose che altri non possono fare.  Ma non è altro che l’insistenza costante e maniacale che costringe la mente, ad un certo punto, a trasformare qualche cosa nella sua naturalità, diventando qualcosa che non è e che non dovrebbe essere.



Sure, you say that there are people who have achieved higher states of consciousness, and prove it with their speech and their behavior, but they are really made internally? Or they have reached a state of perfect cooling, and then you feel perfect?Their perfection, in any case, can not be transmitted to others.Thus, a saint, a guru made, a great teacher, can not do nothing for others. And that we can observe it by reading their biographies. They left big talk, big words, meditation techniques more and more complex, but all those who have decided to follow them, they have not reached any lighting. Perhaps a bit 'of serenity, an inner calm required by techniques insistent for a living, but nothing more. At best, they have become a copy of their guru.So I believe that if a person decides to perform the exercises for years and years, it is normal to have some results that may seem magical, and they can do things that others can not do. But it is nothing but the constant and obsessive insistence that forces the mind, at some point, to turn something in its naturalness, becoming something that is not and should not be.

martedì 11 novembre 2014

84 - Precisazioni - Clarifications



 http://www.bubblews.com/news/9367981-84-clarifications

Il racconto di Enki è ricco di particolari, ma mi
interessa solo darvi un'idea di quanto è accaduto.
Se poi, vorrete approfondire, dovrete cercarvi i
libri, perché il riassunto che sto facendo, taglia
comunque molte parti che non ritengo importanti
in questi post, ma che lo sono per avere una visione
più ampia di quanto accaduto.
Inoltre, ci tengo a precisare, che non ho altro intento
che quello di informare, perché sono convinto che
avere visioni diverse della nostra storia, ci possa
veramente rendere migliori ed affrontare il nostro
percorso di vita con più coscienza e con più
empatia verso gli altri.
Siamo qui, viviamo, comunichiamo, ma
nessuno ci ha mai detto la verità sulla nostra
esistenza.
In questi testi possiamo farci un'idea di come
sono andate le cose, e non sono da considerare
come qualcosa di “male”, perché la vita, così
come la conosciamo, non è poi da buttare via.


sabato 4 ottobre 2014

Per paura di avere paura - For fear of being afraid



 http://www.bubblews.com/news/8488687-for-fear-of-being-afraid

E' uno sforzo di volontà, una scelta della mente,
ed un atto di forza contro ciò che crediamo di essere.
Liberare la propria coscienza è un alito di energia
potentissima che mette in moto la voglia, il desiderio,
la necessità di capire, di sapere, di voler essere capace
di apprendere e di sperimentare.
Che cosa siamo qui a fare?
Siamo qui per mangiare? Per bere?
Per dormire? Per lavorare? Per combattere?
Per odiare?
Che cosa siamo qui a fare?
Queste domande non vi vengono in mente?
E' possibile che non vi vengono in mente domande
come queste?
E' possibile che attraversate la vita senza cercare
queste risposte?
Non lo credo.
Credo invece, che quando vi vengono queste domande
nella mente, facciate di tutto per nasconderle.
E così facendo vi nascondete alla vita, lasciando che
si consumi in un inutile andamento, senza scopo
se non quello di sopravvivere giorno per giorno.
Per paura di avere paura, non si affronta la propria
vita, questa è la triste verità di molti che lasciano
che la vita li accompagni solo verso la morte.

Rimanere inermi - Remain incactive



 http://www.bubblews.com/news/8478281-remain-inactive

Per me è triste che ci siano persone che preferiscono
non sapere. E' come gettare la spugna sul ring.
Come ritirarsi e avviarsi verso la morte senza
cercare di capire niente del perché siamo qui.
Si fugge da ogni novità particolare, da ogni informazione
che non sia preconfezionata e distribuita
dagli enti preposti all'informazione.
Eppure, abbiamo così tante informazioni oggi, che
potremmo facilmente cominciare a capire che
le cose non stanno come vogliono farci credere.
Per rimanere agganciati ad una vita senza emozioni,
senza conoscenza, basta stare da una parte, senza
mai partecipare ad una discussione, senza mai
prendere una posizione coerente con i propri
pensieri, e lasciare che altri decidano sempre.
E' questo che vogliono i politici, i potenti, che non
si entri nel merito  dei fatti, che non si discuta più
di tanto, che l'informazione che ci danno loro,
ci basti.
Ma non tutti sono disposti a rimanere inermi,
non tutti accettano le cose calate dall'alto.
Ci sono modi e mezzi per controbattere a
queste imposizioni, e la più importante
è sicuramente l'apertura della propria coscienza.
La capacità di aprire la propria coscienza e di
farla espandere, senza confini, fino a riuscire
a sentirsi aperti e liberi, fino a lasciare che le
novità, che le nuove idee trovino accesso
dentro di noi.

domenica 28 settembre 2014

Falso piatto d'argento - False flat silver



http://www.bubblews.com/news/8157647-false-flat-silver

 Osservando come vanno le cose nel mondo
non posso evitare di pormi domande.
A queste domande cerco di rispondere con la
conoscenza, con l'intuizione, con l'informazione.
Così accade che non riesco più ad accettare
quanto mi viene offerto su un falso piatto
d'argento.
Le cose non sono come mi vengono offerte
attraverso le indicazioni dei media.
Per realizzare questa convinzione è necessario
avere la capacità di andare oltre quanto ci
viene consigliato. E' necessario scavalcare le
proprie convinzioni radicate e osservare cosa
accade oltre tutto questo.
E' uno sforzo di volontà, non si ottiene niente
senza sforzo, senza fatica.
Questo sforzo è qualcosa di doloroso, perché
ci costringe a rimettere in discussione concetti
che pensavamo fossero sacri.
Non lo sono, non c'è nulla di sacro in un mondo
dove accadono così tante negatività.
C'è qualcosa che ci sfugge, e questo qualcosa
ci mantiene in uno stato di continua insoddisfazione.

mercoledì 10 settembre 2014

Il sentiero della negatività - The path of negativity



http://www.bubblews.com/news/7068646-the-path-of-negativity

Avere una buona opinione di se stessi è importante.
Se sporchiamo la nostra coscienza con atti negativi,
con truffe, con furti, con atteggiamenti arroganti,
con pensieri veramente negativi, allora non riusciremo
a trovare alcuna pace, non avremo alcuna sicurezza,
e tutti quelli che ci stanno attorno, diventano quasi dei
nemici.
Diventiamo apprensivi e arroganti per paura che gli
altri scoprano che abbiamo fatto delle cose negative.
Viviamo con la tensione di essere scoperti, ma anche con
la tensione di afferrare un'altra occasione negativa.
Una volta che si inizia a fare qualcosa di negativo,
una volta che si ruba per la prima volta, è molto
difficile non farlo più, specialmente se nessuno ti scopre.
Quando commetti un crimine, e ti va bene, puoi anche
pensare che non lo farai mai più, ma siccome ti è andata
bene, alla prossima occasione, lo farai di nuovo,
e poi ancora.
In questo modo entri nel sentiero della negatività.

giovedì 28 agosto 2014

Senza scrupoli - Unscrupulous



http://www.bubblews.com/news/6354192-unscrupulous

Se non cominciamo a prendere coscienza
e ad informarci seriamente sulle cose reali
del mondo, finirà che anche noi, cominceremo
a pensare che il mondo sia qualcosa di cattivo,
di doloroso, di malvagio.
Ma non lo è, non tutti sono malvagi.
Anzi, credo che lo siano in pochi.
Il problema è che la loro malvagità li ha portati
a compere atti terribile pur di arricchirsi e di
acquistare potere. Loro non hanno scrupoli
nel fare del male, agiscono senza coscienza,
senza anima, con l'unico obbiettivo che si sono
prefissati, ovvero quello di diventare i padroni
del mondo e di dominarlo secondo le loro
decisioni.
E noi non troviamo mezzi per contrastarli,
anzi, ci fanno fare quello che vogliono.
Basta che ritirino dai mercati una certa
quantità di danaro, e mandano in crisi una
intera nazione.
Un tempo mi appariva impossibile, ma oggi so
che possono farlo, e so anche che lo fanno.

giovedì 7 agosto 2014

Difficoltà a liberarci - Difficult to get rid



Pubblicato su Bubblews  -
http://www.bubblews.com/news/5344909-difficult-to-get-rid

L'accettazione della morte come conseguenza della
vita è una necessità per poter entrare nel proprio mondo
interiore.
Accettare che le cose abbiano un termine è necessario
per far cessare l'attaccamento ai pensieri della mente
pensante. Se noi accettiamo che il pensiero ha un
termine, che finisce, che si ferma, allora abbiamo
qualche possibilità di entrare nella nostra coscienza.
Ma se ci ostiniamo a rimanere legati alla logica,
alla prova, a qualcosa che ci appare tangibile, allora
avremo difficoltà a liberarci.
E' necessario un atto di volontà per ammettere che
siamo mortali, e che quando sarà il momento,
toccherà anche a noi di lasciare i nostri cari.

domenica 3 agosto 2014

Facciamo del nostro meglio - We do our best



Pubblicato su Bubblews  -

http://www.bubblews.com/news/5212396-we-do-our-best

Quando mia figlia ha deciso di iscriversi all'università,
non gli ho chiesto che cosa avrebbe voluto fare.
E' andata da sola in un grande città per alcuni giorni
per verificare a quale facoltà doveva iscriversi,
e quando è tornata a casa, ci ha informati che avrebbe
fatto lingue.
Abbiamo pensato che fosse una bella cosa.
Poi ci ha detto che come prima lingua aveva scelto
il Russo.
Non ho idea da dove gli sia venuto in mente questa
scelta. Ma si era già iscritta alla facoltà di lingue,
e come prima lingua aveva scelto proprio il Russo,
Poi Inglese, e poi Tedesco.
Si è laureata con il massimo dei voti, ed fatto anche
degli studi su alcune lingue antichissime legate
alla discendenza della lingua russa, fino a ricevere
un encomio da parte dei suoi docenti.
Non gli ho mai detto che doveva fare lingue,
e non ci aveva mai detto che voleva fare lingue.
Diceva che avrebbe scelto al momento giusto.
E lo ha fatto.
Abbiamo sempre cercato di lasciargli la massima
libertà di decisione, e sappiamo che in alcuni casi
gli è andata male e che ci ha sofferto.
Ma va bene così.
Adesso lo sa anche lei che abbiamo sempre fatto
del nostro meglio per lasciargli libertà di decisione
e che noi abbiamo solo cercato di fargli capire
l'importanza di prendere coscienza di ogni cosa.

mercoledì 30 luglio 2014

Niente limiti - Nothing limits



Pubblicato su Bubblews  -

http://www.bubblews.com/news/5078001-nothing-limits

Non credo che ci sia un limbo dove attendere una
redenzione, non credo che ci sia un paradiso dove
andare, e nemmeno un inferno in attesa del mio
arrivo.
Credo che il futuro, il dopo morte, sia relativo a questa
esistenza, a quello che ho vissuto, a quello che ho saputo
cogliere dell'esperienza che sono venuto a fare.
Io costruisco il mio dopo morte, e nella morte,
costruisco il mio dopo vita.
E' un ciclo che mi appare senza fine, ma segue
una evoluzione della propria coscienza, della propria
anima, fino alla realizzazione del tutto.
E anche su questa realizzazione non pongo limiti,
perché la realizzazione potrebbe essere un semplice
ricominciare dall'inizio.

Schiavi a tempo determinato - Slaves in time determined



Pubblicato su Bubblews  -
http://www.bubblews.com/news/5075885-slave-in-time-determined

Il condizionamento che subiamo è veramente qualcosa
di terribile, qualcosa che annulla completamente
l'essere Uomo, per farci diventare automi, schiavi,
lavoratori a tempo determinato, a vita determinata.
Può sembrarvi che io stia entrando in un campo di
quasi paranoia, ma non è così. Personalmente credo
di aver superato molte paure, e molti scogli sono
stati rimossi dal mio sentiero, inoltre sono un
camminatore, proseguo sul mio sentiero e non sono
più così ricattabile come un tempo.
Ho liberato molte delle mie paure, e la coscienza che
ho del mondo, mi permette di non avere paura nemmeno
di morire, perché sono certo che la morte non è una fine,
ma un continuare su un altro piano.

lunedì 28 luglio 2014

Solo per un secondo - Only for a second



 Pubblicato su Bubblews  -
 http://www.bubblews.com/news/5013969-only-for-a-second

Penso che a vivere una vita legata ai propri bisogni
non sia sufficiente per accettare il fatto che si è nati
per qualcosa.
Penso che la vita debba essere vissuta totalmente, sia
esteriormente, che interiormente.
Anche l'idea di ritirarsi in una grotta a meditare per tutta
la vita, non mi appare corretta.
Certo, può essere una scelta estrema, e qualcuno forse
ne ha davvero bisogno, ma non è necessario rinunciare
al mondo per avere una vita interiore attiva.
E' necessario aprire la propria coscienza e accettarsi,
capirsi, cercarsi in se stessi, fino a quando non si riesce
a vedersi, anche solo per un secondo.
Sarebbe sufficiente per iniziare un percorso importante
per la propria vita.
I benefici di questa esperienza sono incalcolabili.
Una persona ignorante come me, scrive di questi
argomenti con una grande facilità, eppure non ho
alcun titolo di studio, non ho avuto grandi maestri
di filosofia o teologi o qualcuno che mi abbia insegnato
queste cose.
Ho meditato, ho letto, ho sofferto, ho pianto,
ma ho anche riso di me, della mia stupidità,
della mia mente che continuamente mi ha sempre detto
che non sono nessuno, che sono povero, che non ho
studiato e che quindi non sono una persona di cultura.