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giovedì 5 ottobre 2017

Un flusso, anzi no -



Ci sono periodi che non riesco a gestire questo blog. Il tempo mi impegna in altre attività. Passo troppo tempo a leggere.
Ho una valanga di libri che non ho ancora letto e che sono qui e mi fanno occhiolino. Ognuno di loro mi sembra importante, come se contenesse la soluzione alle mie domande.
Non ci sono libri che risolvono, ma sono quasi tutti in grado di trasformare le domande, illudendoci che in questo modo ci hanno dato delle risposte.
Io stesso, quando scrivo, mi illudo di scrivere risposte a chi ha domande, ma le mie risposte non fanno altro che cambiare le domande.
E' probabile che il percorso sia quello di realizzare la domanda perfetta, quella che se si riesce a rispondere risolve il tutto.
Ma è poi così necessario risolvere il tutto?
Non è tanto il fatto che la spinta ci porti a cercare continuamente, il fatto reale è che con questa ricerca riempiamo la nostra vita.
Infondo, sono le domande che creano il mondo, non le risposte. Le risposte, una volta avute, non contano più, ci ributtiamo subito su una nuova domanda. Un viaggio perpetuo. Che forse avrà una fine.
Il culmine delle mie domande lo ottengo quando rimango senza né domande né risposte, quando tutto si scioglie e si libera in questa dimensione dove non vi è altro che l'inspiegabile sensazione dell'esistenza.
Un flusso, anzi no, una sensazione, anzi no, un'emozione, anzi no.
Questo stato risolve ogni domanda e ogni risposta.
Qui non si ha bisogno di esse.
Si può solo vivere.
Essere.

lunedì 17 febbraio 2014

Condannato il blogger!


Condannato il blogger -

Un blogger condannato a un anno di reclusione per diffamazione.
I fatti.
Ha riportato alcuni fatti presi da un giornale sul suo blog, ma lui non è un giornalista. Il giornalista, anche lui denunciato, ma assolto, perché il fatto non sussiste.

Ora, sei io commento un fatto che apprendo dai giornali, online o meno, o dalla tv, o dalla radio sul mio blog, rischio una denuncia.
E a quanto pare, una condanna.
Adesso, visto che ho letto la notizia online, come faccio spesso, inserisco nel mio articolo un link che porta alla fonte della notizia che sto commentando: Il FattoQuotidiano 
Non ho letto l'articolo originale del blogger incriminato, ma stando alla sentenza ho la stessa impressione che cita l'articolo, cioè che se sei giornalista iscritto all'albo vieni assolto, se sei un commentatore senza albo, vieni condannato.
Le leggi appaiono  così contorte alla piccola logica di noi non iscritti all'albo che ogni cosa che scriviamo potrebbe essere intesa in negativo e quindi incorrere in varie disgrazie giudiziarie.
Ma se non ci possiamo permettere di commentare, o anche di criticare fatti attuali del nostro tempo, cosa possiamo fare?
Tacere?
Non interferire in nulla?
E' chiaro che non intendo che si possa andare a scrivere che tizio è colpevole se non si hanno prove, ma posso scrivere che a me appare tale?
Il mio giudizio non è di condanna, non sono un giudice che ha tutte le prove per decidere, ma un'opinione la si può esprimere liberamente senza che ci sia la paura di finire in galera?
C'è ancora libertà di opinione?
Se non c'è fatemelo sapere che smetto di scrivere, smetto di pensare, smetto di capire, smetto di cercare di spiegare a me stesso in primis cosa sto vivendo nel mio tempo e mi ritiro, silenzioso e mesto, in un monastero, possibilmente medievale, in modo che possa sentirmi in sintonia con i tempi e le leggi.