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martedì 11 dicembre 2018
Miarg - fantascienza 2
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venerdì 7 dicembre 2018
Miarg -
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mercoledì 28 giugno 2017
Qualcosa di diverso -
Quando osservo che forse sarebbe il
caso di non andare a votare, tutti, vengo accusato di menefreghismo.
Il punto è che se una persona fa una scelta, anche se non la
condividete, ha fatto una scelta. Ha usato la sua discriminazione e
ha scelto. Il menefreghista non sceglie. Non fa.
E' diverso.
Siamo così intasati di frasi fatte, di
imposizioni, di leggi, di regole, di doveri, che non siamo più in
grado di guardare liberamente, non siamo in grado di pensare
liberamente, non siamo in grado di andare un po' più in là di
quanto ci concedono.
Se dico che un mondo diverso è
possibile, è perché ci ho pensato. Se dico che si potrebbe vivere
senza tutto il baraccone di morte che abbiamo messo in piedi si può,
è perché ci ho pensato.
Siamo così convinti che non ci sia
altro modo di vivere che nemmeno ci pensate più.
“Da migliaia di anni l'uomo vive
così!”
E quindi? Dobbiamo continuare ancora
per migliaia di anni o milioni di anni?
Impossibile.
Lo sapete meglio di me.
Se si continua così non ci saranno
migliaia di anni da vivere. Ci estingueremo prima.
Lo sapete meglio di me.
Eppure, non volete cambiare, non volete
cambiare perché pensate che il cambiamento sarà così traumatico
che perderete tutto quello che avete.
Ma non è così. Tranquilli.
Un cambiamento sociale del pianeta non
si può ottenere in un istante, ce ne vogliono almeno tre.
Così avrete il tempo di morire. Una
volta morti, sarà compito di chi rimane. Vero?
Allora, visto che chi c'è adesso non
subirebbe grandi cambiamenti, perché non cominciare a cambiare
qualcosa?
Ad esempio, perché non cominciamo a
lasciarci andare in qualche pensiero diverso?
Perché non lasciamo che fantasie
positive entrino nella nostra mente?
Perché non cominciamo a pensare che
rinunciando oggi a una piccola cosa, potremmo aiutare i nostri figli
o nipoti in futuro?
Perché dobbiamo per forza seguire le
regole, anche quando ne vediamo l'assurdità?
Non sto parlando di fare rivoluzioni,
non è tempo. Sto parlando di cambiare qualcosa in noi stessi. Non
qualcosa di traumatico, che ci spaventa, ma qualcosa di piccolo,
qualcosa che potrebbe strapparci un sorriso nel farlo. Perché non
proviamo a fare una sola cosa diversa oggi?
Perché abbiamo così paura del
giudizio degli altri, anche se diciamo che quello che pensano gli
altri non ci interessa? Si, ci interessa quello che pensano gli
altri. Ci interessa il giudizio di chi ci sta attorno, altrimenti
perché faremmo tutto quello che facciamo? Ci interessano gli altri,
e allora possiamo farglielo anche capire in qualche modo. Vogliamo
vivere in un mondo dove gli altri hanno una qualche importanza per
noi, perché senza gli altri non possiamo avere specchio di noi.
Quello che vediamo negli altri, siamo
anche noi.
Allora, se gli altri non ci piacciono o
ci ispirano sentimenti negativi, possiamo cominciare a osservare noi
stessi sotto quell'aspetto. Mettendoci nei panni di un altro,
osservando come potrebbe osservare. Possiamo non condividere, ma
questo non significa che noi siamo estranei a quei sentimenti, forse
dobbiamo solo rivederli un po'. Non possiamo cambiare gli altri se
non con la violenza, il sopruso, il condizionamento, l'imposizione.
Ma possiamo cambiare noi, semplicemente ascoltandoci. Ascoltandoci
ogni giorno, rimanendo fermi, immobili per qualche minuto e guardare
dentro di noi. Sentire se ci siamo, oppure se ci sono solo pensieri,
sentire se c'è silenzio, quel silenzio che ci indica che siamo vivi.
Ascoltiamo questa vita, ogni volta che possiamo, una, dieci, mille
volte al giorno, e lentamente, scopriremo che si può cambiare, che
si può vedere, che si può capire.
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venerdì 19 maggio 2017
Fluorsid - Stanno diventando maggioranza
Un paio di giorni fa, in Sardegna, è scoppiato lo scandalo della Fluorsid, un'azienda che produce acido fluoridrico per l'industria dell'alluminio. Sette arresti e un paio ai domiciliari.
Il fluoro prodotto da questa azienda è diffuso nell'aria perché non vengono utilizzati sistemi di protezione, e pur essendo tossico, si è scelto di eliminare gli scarti sotterrandoli, buttandoli in un laghetto, farli scorrere fino al mare.
Uno scandalo.
Uno dei tanti però.
A guardare le cronache pare che sia la regola di tantissime aziende in tutta Italia.
Per qualche verso, il sistema di controllo non funziona. O manca qualcosa nella legislazione, e nessuno provvede a inserirla, oppure si chiude prima un occhio e poi l'altro.
L'importante, come dice uno degli arrestati, è produrre, produrre, produrre.
Se poi ci scappano i morti, si farà in modo di dimostrare che non è colpa loro, ma è colpa di chi è morto perché , magari, non ci faceva niente vicino alla loro fabbrica.
Il caso è venuto alla luce perché molte pecore, si sono ammalate, mostrando una crescita abnorme dei denti, fino a impedirgli di nutrirsi e farle morire di stenti.
Non ci sono stati, che io sappia, analisi di nessun tipo nella zona di Macchiareddu o di Assemini, per verificare se anche gli esseri umani abbiano presentato problemi gravi, ma se colpisce gli animali, sicuramente l'uomo non ne è passato indenne.
Il lavoro è scarso, e la gente accetta ogni tipo di ricatto pur di portare a casa qualcosa.
Ma qui in Sardegna, dobbiamo tutto questo alla mania anni sessanta e settanta, di creare industrie a ogni costo, facendo in modo che una cultura millenaria, fatta di pastori e agricoltori, andasse distrutta.
Politici lungimiranti che offrivano un grande futuro per tutti i sardi, ma che si sono ben guardati dal dire che questo futuro era grande soltanto nella sofferenza.
L'industria, forse, potrebbe essere anche pulita, controllata, gestita in maniera da non distruggere, ma a quanto pare, costa meno distruggere che gestire umanamente.
Naturalmente, i nostri politici non ne sapevano niente.
Gli uffici preposti ai controlli non ne sapevano niente.
Le ASL non ne sapevano niente.
Nessuno ne sapeva niente, mentre adesso sono tutti pronti a condannare l'azienda criminale.
Ma i criminali non sono solo quelli che hanno fatto il danno, i criminali sono anche quelli che lo permettono, stando in silenzio.
E' terribile che ci siano persone che non abbiano più alcuna umanità.
E nel mondo, stanno diventando maggioranza.
Fluorsid - Fino a 3000 volte sopra il limite -
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mercoledì 26 aprile 2017
Teniamoci ignoranti -
Per quanto ci sentiamo tutti parte di
qualcosa di infinito, di spirituale o di magico, mi viene da pensare
che ci sia qualcosa che non si aggrega a un pensiero coerente con la
vita.
Ho come la sensazione che vogliamo che
le cose siano così. Non che lo siano realmente.
Quando osservo i pensieri e li porto
sempre più indietro nella loro creazione, prima che svaniscano e che
nulla rimanga, sorgono quei pensieri che non dovrebbero mai formarsi
in una mente dei nostri tempi, perché sono fuori luogo. Eppure
emergono e si lasciano osservare. Se li alimento leggermente, mi
portano a conclusioni veramente insolite, ma non impossibili.
Così, andando indietro nel tempo, mi
immagino la vita dei primi esseri umani, quelli che vivevano secondo
natura, secondo possibilità.
Gli studiosi ci hanno sempre portati a
pensare che fin da allora, l'uomo fosse legato a qualcosa di mistico,
di magico, di spirituale.
Eppure, quando osservo questi pensieri,
non emerge niente di tutto questo.
Quegli esseri mi appaiono semplicemente
degli umani che vivono la vita del loro tempo con le possibilità che
offre quel tempo, e non vedo nessuno scopo, nessun interesse, nessuna
indicazione che avessero bisogno di crearsi delle divinità, fosse
anche lo stesso fuoco.
Perché un neanderthaliano avrebbe
avuto bisogno di fare del fuoco una divinità?
Perché l'acqua, doveva essere adorata?
Perché il sole doveva essere un dio
nel cielo?
Non lo vedo. Non ci sono pensieri
coerenti che mi portino a pensare che le cose erano veramente in
questo modo.
Penso piuttosto, che questo modo, sia
stato quello con il quale gli studiosi hanno osservato questi fatti.
Vivendo in un mondo dove ogni cosa è
impostata in questo modo, non si vuole concepire un mondo dove queste
cose non esistevano.
Non avevano nessuna necessità di avere
dei o divinità.
Avevano di che vivere, e se non lo
avevano, morivano.
Una delle cose più strane che vengono
date come arte divinatoria, è che anche tra di loro si usava
sotterrare i morti, e spesso vengono trovati in posizione che
identificano come fetale. Ma non era proprio così. Il fatto che
fossero sistemati raggomitolati, era perché non scavano buche larghe
e lunghe, ma dei fossi, dove venivano sistemati. E il fatto che
venivano sepolti, era perché lasciandoli all'aperto, puzzavano e
attiravano animali, a volte feroci.
Ci sono tanti studi che sono stati
rivisti sotto altri aspetti riguardo i primitivi umani che hanno
dimostrato che ci sono state raccontate parecchie falsità, forse in
buona fede, ma stranamente, non vengono diffuse. Si preferisce che la
gente continui a pensare che sia tutto come è stato detto in
precedenza. Si tengono nell'ombra le scoperte che rimettono in
discussione teorie diffuse da tempo. Si alimenta l'ignoranza, come se
fosse meglio non sapere.
Una delle informazioni che sono state
contraddette, ad esempio, è quella del flauto di Divje Babe, trovato
in Slovenia, un femore di orso, che presentava dei fori. La presenza
di questi fori ha lasciato intendere, o hanno voluto intendere, che
fosse un flauto, considerandolo così come il più antico strumento
musicale a fiato. La verità, invece, è che si tratta di buchi
provocati dai denti, probabilmente di un lupo o di un animale simile,
che ha azzannato l'orso. Però questa nuova notizia, studiata in
laboratorio, non viene diffusa.
Se si nascondono queste semplici
informazioni che non mettono in pericolo nessuno, mi chiedo quante informazioni più importanti non ci vengono date.
Sembra un continuo tentativo di
nascondere informazioni a ogni costo per salvaguardare il già detto.
Nessuno si rimangia quanto detto, sembra qualcosa di impossibile.
Teniamoci ignoranti.
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venerdì 31 marzo 2017
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Janas, Uomini e Giganti - Photocity -
Un libro pubblicato alcuni anni fa ma che mi ha dato davvero tante soddisfazioni. Lo ripropongo spesso perché è sempre valido, specialmente per chi ama la Sardegna.
venerdì 24 febbraio 2017
mercoledì 1 febbraio 2017
Il libro in digitale -
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