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venerdì 8 gennaio 2016

Ciò che non siamo -









Il presupposto è che “i Maestri servono.”
La frase contiene il senso del nostro bisogno di un Maestro. Siamo così convinti che i Maestri siano indispensabili, che il più delle volte  la maggioranza delle persone, diventano “dipendenti dai Maestri”.
Ogni discepolo, e mi riferisco in particolare al mondo buddhista, dove il Maestro è detto “indispensabile”, ritiene, a torto o a ragione, che il proprio Maestro sia sicuramente un Illuminato, e che come lui ve ne possono essere altri, ma il proprio è davvero particolare.
Così si apprendono i fondamenti delle pratiche meditative, le visualizzazioni, la recita corretta dei Mantra, la recita corretta della Pujia, e si esegue il tutto, più o meno, così come deve essere fatto.
Si diventa così dipendenti che ci si è dimenticati totalmente di rispondere alle domande che ci hanno portati a cercarli, ad incontrarli, ad affidarci a loro.
Prendiamo per eccellenti le varie pratiche che ci danno ed iniziamo a seguirle calandoci in una specie di pozzo senza fondo, infinito, senza capire se questo pozzo ha il fondo in basso o in alto.
Le nostre domande, le domande della nostra coscienza, quelle che ci hanno portati a cercarli, sono scomparse. Come se questo incontro le avesse totalmente cancellate.
Ma non è così.
Le domande ci sono ancora. Abbiamo soltanto cessato di pensarle, le abbiamo messe da una parte.
Chi sono io?
Dove vado?
Da dove vengo?
Cosa ci faccio qui, in questo mondo?
I Maestri ci dicono di fare le pratiche, di praticare, di meditare. Troveremo la risposta nei metodi e nelle tecniche che ci vengono insegnate.
E allora continuiamo a dare fiducia al Maestro.
E continuiamo ad allontanarci da noi stessi. Deleghiamo. Deleghiamo ancora una volta la possibilità di diventare Oltre al nostro Maestro.
Ma non si riesce a cogliere questo senso. E’ nascosto dalla paura di fallire.
Questa insicurezza è ciò che ci impedisce di essere noi stessi. E i Maestri, bravi quanto vuoi, non hanno mezzi per impedirci di essere ciò che non siamo.




domenica 27 luglio 2014

Domande nascoste - Question hidden



 Pubblicato su Bubblews -
http://www.bubblews.com/news/4979380-question-hidden

Come si fa ad avere esperienze interiori?
Questa è una domanda alla quale è difficile rispondere.
E' una condizione dell'Uomo.
L'uomo ha bisogno della sua interiorità per poter
esprimere le sue reali qualità.
Normalmente si esprimono le qualità apparenti,
cioè cerchiamo di farci vedere per come vogliamo,
scegliamo di essere simpatici, amorevoli, sereni
calmi, comprensivi.
Lo scegliamo noi.
Raramente lo siamo realmente.
Questa però non deve suonare come una accusa
di un qualche tipo, non  dimentichiamoci che stiamo
parlando dell'Uomo nella sua parte iniziale di un
viaggio di grande importanza e che siamo quindi
in uno stadio definito inferiore.
In questo stato, quando cominciamo a porci domande
su noi stessi, sulla nostra vita, sul valore che ha,
sul perché siamo qui, cominciano ad arrivare delle
risposte. Le risposte non sempre arrivano, anzi, a volte,
una domanda ci fa sorgere altre cento domande
e nessuna risposta.
Ma il portare l'attenzione mentale a questi argomenti,
ci porterà a cominciare a leggere testi che riguardano
la spiritualità.
Qui, una delle trappole possibile, è quella di avvicinarci
ad una religione, e di diventare un seguace di una di esse.
Perché dico trappola?
Perché le strutture esistenti, hanno un metodo, un modo,
un sistema, uguale per tutti.
Un sistema di questo tipo può funzionare quando si vuole
coinvolgere masse di persone in una unica direzione.
Non regge però, all'esame di un cercatore o di un viandante
di un sentiero interiore.
I legami che crea la religione, diventano catene per chi
vuole andare in se stesso.